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Il sindaco fra noi
di Roman Quián *
* Presidente del Municipio di Solidaridad e sindaco di Playa del Carmen
Il sindaco fra noi
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data storica che ci riporta al 6 aprile 1952, a Città del Messico, quando 20 mila donne si riunirono nel parco «18 de
Costituzione il diritto delle messicane a votare ed essere elette. Una promessa che fu mantenuta un anno dopo, il 17
ottobre del 1953, quando, già presidente, promulgò le riforme costituzionali che concessero il voto alle donne a livello
federale. Il Messico, dopo il 1953, cambiò radicalmente. Il riconoscimento del diritto al voto non fu un omaggio né una
concessione, ma il risultato di movimenti universali e locali a favore dell’eguaglianza tra generi.
Il suffragio femminile significa anche il riconoscimento all’uguaglianza nella partecipazione politica, alla possibilità di
decidere della propria vita e una opportunità per eleggere una donna come rappresentante popolare. Un diritto questo
che fino ad allora era riconosciuto ai soli uomini, nonostante la rappresentazione propor-zionale dei due generi fosse
decidere della propria vita e una opportunità per eleggere una donna come rappresentante popolare. Un diritto questo
del 50%.
Nelle elezioni del 3 luglio del 1955, le donne, per la prima volta, si recarono alle urne per esprimere il loro voto.
Il 24 dicembre del 1946, la Camera dei Deputati approvò l’iniziativa che stabiliva la partecipazione, alle elezioni
municipali, delle donne, con le stesse condizioni di uguaglianza degli uomini e con la possibilità di essere elette.
Alla fine, il 17 ottobre del 1953, fu pubblicato nel «Diario Oficial» il nuovo testo dell’articolo 34 della Costituzione: «Sono
cittadini della Repubblica gli uomini e le donne che, in qualità di messicani, vantino, tra gli altri, i seguenti requisiti: aver
compiuto 18 anni, se sposati, o 21 se non lo sono, e che vivano in maniera onesta». Dopo un’ardua lotta, nel 1953 si
riconosce il diritto al suffragio femminile anche grazie all’organizzazione e alla partecipazione delle donne alle numerose
manifestazioni nelle quali si reclamavano i diritti dei cittadini. Nelle elezioni del 3 luglio del 1955 quindi, le donne si
recavano per la prima volta alle urne.
In quella occasione, si eleggevano i deputati federali per le XLIII Legislatura. Nonostante l’importanza di quel primo
esercizio di voto, la vera democratizzazione della cittadinanza tardò molto a esprimirsi. Soprattutto perché la tradizione
imperava sopra la ragione.
In quegli anni si costituì il concetto di genere sessuale come analisi dei meccanismi di oppressione.
E a partire da allora si cominciò a intravedere la possibilità di superarli, impiantando così i primi semi di democrazia
intesa come uguaglianza di genere, nel rispetto delle differenze sessuali.
Già negli anni Novanta, la rivendicazione dei generi si spinge oltre. Inizia la lotta contro la violenza. La stessa violenza
che, giorno dopo giorno, si manifesta nelle case con percosse, parole o atteggiamenti.
Quella che, giorno dopo giorno, maltratta molte donne che fanno di tutto pur di mantenere intatto il focolare. A rischio
della propria integrità fisica. Inizia allora il riconoscimento alla pluralità, la tolleranza e il rispetto.
Oggi, tuttavia, manca ancora molta strada da percorrere. Come, ad esempio, il rispetto degli stessi partiti politici all’
articolo 22 del Codice Federale delle Istituzioni e Procedimenti Elettorali che indica come le candidature non debbano
superare il 70% dello stesso genere sessuale.
Attualmente il Governo federale vanta 25 senatrici e 55 deputate. Una menzione a parte merita la quantità di donne che
hanno ricoperto ruoli di presidente municipale. Noi, come governanti, capiamo che l’uguaglianza tra generi è tanto
giusta quanto necessaria. Per questo motivo, nel mio governo, le donne sono presenti in tutte le aree e in tutte le
attività.
Il loro contributo alla crescita di Solidaridad è indiscutibile, così come nella crescita del Quintana Roo e del Messico.
Celebro sempre con molto piacere il diritto al voto delle donne riconoscendo la presenza femminile come fondamentale.
Basta solo ricordare il loro impegno e presenza in tutti gli ambiti e le aree e come sappiano influenzare la politica
nazionale attraverso l’espressione di voto, con la storica percentuale del 55% di elettori di sesso femminile. Loro sono
quelle che fanno la differenza in molti sensi e meritano il nostro rispetto, il nostro appoggio e la nostra ammirazione.
Donne e voto, storia lunga 55 anni