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Discipline aziendali
di Giulio Chiesa *
* Professore di Direzione Aziendale nei corsi di Master dell’Itam.
Ingannare, imbrogliare, tradire, raggirare, indurre in errore, truffare, frodare. Che sia un fenomeno mondiale,
reale o soltanto percepito, non ha molta importanza. Il fatto è che si presenta con sembianze e accorgimenti
specifici, legati alle caratteristiche dell’ambiente in cui il fenomeno si sviluppa. Per studiare più a fondo questo
fenomeno dilagante, il Wall Street Journal, quotidiano americano espressione di quel mondo economico-
finanziario oggi decisamente squalificato, ha fatto eseguire una ricerca a livello mondiale. Sono stati intervistate
quasi ventimila persone, selezionate in 19 paesi dei cinque continenti, in base a cinque categorie ben definite
nelle quali si suppone che il fenomeno «inganno» sia sufficientemente diffuso. Eccole: area fiscale, mondo degli
affari, mondo accademico, mondo dello sport e relazioni romantico-amorose.
Le domande poste sono state di una semplicità volutamente contenuta. Prima domanda: «Secondo lei, c’è più
gente disonesta (truffaldina, imbrogliona) oggi di quanto ce ne fosse in un passato non tanto remoto, diciamo 20
anni fa?». Seconda domanda: «E se così fosse, questo fatto starebbe generando grossi problemi alla società?»
I risultati fanno rizzare i capelli in testa (a chi li ha) oppure sgranare gli occhi in segno di incredulità. Più del 60%
degli intervistati hanno risposto in maniera affermativa. Tanto per cominciare, bisogna dire che ogni cultura ha
una definizione propria dell’inganno (del tradimento, del raggiro). Per esempio l’uso dell’internet o di un libro
come fonte di informazione per preparare un lavoro accademico o una tesi o un articolo, senza citare la fonte,
può essere bandito o accettato. Dipende dai principi etici che reggono un’istituzione accademica e dell’
atteggiamento di certi professori magari propensi a chiudere un occhio.
L’aumentata competitività, l’emergere di certe rapide ricchezze per di più ostentate, la ineguaglianza sociale -
secondo l’Oxford University Center for Practical Ethics - sono tutte condizioni che causano, o sono causa, di
opportunità prese al volo sapendo che quasi certamente non comporterebbero nessuna conseguenza.
Ma quando le conseguenze vengono fuori, come nel caso dello sport, può succedere che il protagonismo della
droga causi ferite atrocemente profonde come è successo nel ciclismo, una disciplina nella quale ancora oggi
riecheggiano nomi eccelsi, da Girardengo a Binda a Bartali e Coppi (questi ultimi due in ordine alfabetico ...), il cui
anelo di vittoria era aiutato da garretti di acciaio, volontà ferree e tante tavolette di cioccolato come elemento
nutritivo, stimolante ed energizzante. I «blogs» al giorno d’oggi sono un pericolo maiuscolo per chiunque si
permetta una infedeltà, ma lo sono soprattutto per  le persone celebri (politici ed attori in testa) che poi si
ritrovano, se infedeli, a doversela vedere non solo con la propria moglie (o compagna) ma anche con il pubblico.
La tecnologia dell’informazione da un lato aiuta e dall’altro morde: è lei stessa intrisa di inganni e trappole. Posto
così il problema, secondo i risultati dell’inchiesta l’egregio Wall Street Journal non fa nulla di più che dar a
intendere che il mondo di ieri era più giusto, più equo, meno truffaldino del mondo odierno.
E’ il solito rifugio degli svogliati o degli  insipienti che non hanno inteso la storia dell’uomo, la storia dell’economia
e la storia delle relazioni con i ministeri fiscali. Le dimensioni possono essere cambiate, anche perché oggi
viaggiamo attorno ai sette miliardi di abitanti, ma l’essenza e la ciclicità dell’inganno sono state sempre presenti.
Senza citare testi troppo eruditi, è sufficiente leggere a caso qualche capitolo di un libro purtroppo dimenticato,
Le confessioni di un ottuagenario del fu Ippolito Nievo, o con un salto ancor più ardito, le Catilinarie di Cicerone
per rendersi conto che non c’è davvero nulla di nuovo sotto il sole.
da Il Sole d'Italia,
febbraio 2009