numero 15

17-23
luglio
2006
da Holbox

Pierpaolo Capalbo

Se Daniel Defoe avesse conosciuto l’isola
di Holbox probabilmente il suo Robinson
Crusoe non sarebbe mai tornato in
Inghilterra insieme all’amico Venerdì.
E magari dopo 28 anni trascorsi su
un’isola sconosciuta avrebbe deciso
di aprire un piccolo alberghetto
con l’intenzione di ospitare tutti quelli
motivati da un identico spirito d’avventura. Quaranta chilometri di lunghezza per due
chilometri di larghezza, spiagge bianchissime, una superficie in parte ancora
inesplorata: è questa la carta d’identità di uno degli ultimi posti incontaminati
della Terra. Holbox si affaccia sul Golfo del Messico, a circa 160 km a nord di
Cancún, ed è, nella penisola dello Yucatán, uno di quei luoghi dove il turismo c’è,
ma non è di massa. Quest’ultima una tendenza che in molti casi ha piegato le caratteristiche naturali
di quest’area geografica alle esigenze del business. Abitata da appena 1000 persone, Holbox ha il suo
cuore pulsante in un piccolo villaggio di pescatori dove spiccano le semplici abitazioni (in legno) dei residenti.
Chi viene dalla città, in estate resa anche insopportabile dal calore e dagli odori emanati dall’asfalto sarà
felice di trovare strade (o meglio viottoli) di sabbia che confluiscono ne’ “El parque”, la piazza principale
del paese che si trova a pochi metri dal mare. Niente schiamazzi, luci accecanti o movida stile costiera
romagnola, il turista stressato avrà la possibilità di godersi momenti di assoluta tranquillità. Una sola
discoteca, peraltro molto lontana dai canoni europei, e un bar di prossima apertura.
Su tutta l’isola c’è un solo accesso ad internet, un fiore all’occhiello di cui i residenti vanno molto fieri. Se gli
ingorghi autostradali tipici delle vacanze italiane, con macchine caricate fino all’inverosimile, ancora
provocano incubi, non abbiate paura, sull’isola non ci sono automobili.
L’unico mezzo “pesante” rintracciabile è una mini-auto che abitualmente viene usata sui campi da golf ma
che qui rappresenta il modo più lussuoso per scorrazzare tra le vie del villaggio. Poi chi non avesse queste
velleità esibizionistiche può sempre andare in giro con motociclette di piccola cilindrata e biciclette per non
citare il vecchio amico cavallo che qui svolge ancora la funzione pubblica di trasporto leggero. C’è anche un
piccolo aeroporto, o per meglio dire una piccola pista, da cui partono e atterrano velivoli che regalano ai
turisti uno scatto aereo di questo paradiso del Messico.
Sull’isola ancora non si è sviluppata una “zona hotelera”, ma le sistemazioni possibili sono numerose. Il municipio ha scelto di percorrere, nello sviluppo
turistico, una via più sostenibilile per l’equilibrio dell’intero ecosistema: gli hotel e i ristoranti sono perciò ben integrati con il paesaggio.
Coloro i quali decideranno di fare visita al “buco nero” , questa la traduzione di Holbox in lingua maya, saranno però anche spinti dalla fama che nel
corso degli anni si sono conquistate la flora e la fauna locali.
Uno degli slogan più comuni tra la gente del posto è quello di “salva lo squalo balena”. Il pesce più grande del mondo è uno degli abitanti più comuni
delle acque che circondano l’isolotto. Soprattutto tra giugno e settembre, periodo nel quale compiono il proprio viaggio migratorio, è facile avvistarli.
Ogni mattina vengono organizzate delle escursioni con tanto di guida turistica.
Qui in Messico, gli appassionati hanno così la possibilità di vedere questi giganti buoni più da vicino e i più fortunati avranno anche l’opportunità di
nuotare con loro. Durante lo stesso periodo è possibile ammirare le tartarughe giganti della specie Carey che costruiscono i loro nidi su queste
spiagge. Per gli amanti degli uccelli poi c’è, a poca distanza, un paradiso chiamato “Isla Pajaros”.
Più che un’isola si tratta di una costola rocciosa che affiora dagli abissi dell’oceano. Nonostante la grandezza limitata, quest’area naturale protetta che
misura poco più di sessanta metri di diametro, è un luogo d’importanza straordinaria. Qui infatti s’incontrano oltre 150 specie di uccelli, che vengono
per riposare nel lungo tragitto migratorio che ogni anno compiono al cambiare della stagione.
In particolare sarà possibile l’incontro con una delle popolazioni più numerose (40mila esemplari) di Fenicotteri rosa che si fermano tra maggio e
ottobre prima di ripartire con destinazione Brasile. Ma ad affollare questo brullo ammasso roccioso sono anche, soprattutto nelle ore pomeridiane,
nugoli di cormorani, pellicani, fregate e moltissimi altri volatili.
Informazioni utili
Come si arriva: per i turisti appena giunti in Messico è consigliabile rivolgersi al proprio tour operator. I traghetti che portano all’isola di Holbox salpano
dal porticciolo del villaggio di Chiquilá. Ci sono sette corse giornaliere in corrispondenza con gli arrivi degli autobus da Cancún. Il costo è di 58 pesos a
persona e si impiegano tra i 30 e i 40 minuti. A Chiquilá si può arrivare in autobus o auto. Il percosro è però accidentato perché un tratto della strada è
in costruzione. Da Cancún va presa la statale 180 fino al “El Ideal”; da qui bisogna seguire le direzioni per Kantunilkin e poi per Chiquilá. Più o meno s’
impiegano tre ore per percorrere l’intero tragitto. Il costo dell’autobus invece, che parte dalla stazione centrale di Cancún, è di 65 pesos.

Dove dormire e dove mangiare: ci sono alloggi per tutti i gusti e tutte le tasche. Molti sono anche gestiti da italiani.
-Holbox Resort, diciotto camere con prezzi da 86 a 157 dollari a notte per una stanza doppia con la colazione inclusa.
-Casa Sandra, nove camere, da 123 a 156 dollari durante la stagione bassa (maggio, giugno e ottobre) e da 145 a 179 durante quella alta (da
gennaio ad aprile, poi luglio, agosto e da novembre al 20 dicembre). I prezzi sono per una notte a persona.
-Villas Paraíso del Mar, 36 camere, da 116 a 233 dollari a notte per una stanza doppia con colazione inclusa.
Posada d’Ingrid, 350 pesos a notte per una stanza doppia.
Tra i ristoranti, Viva Zapata, che si trova a pochi metri dalla piazza principale, specializzato in grigliate di pesce fresco.

Curiosità: non ci sono bancomat per prelevare sull’isola perciò è meglio munirsi di contante prima d’imbarcarsi.
Holbox, un weekend in paradiso
Messico, itinierari. Isola da cartolina fuori dalle rotte
del turismo di massa. Ma con tutti i comfort. O quasi...
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