© 2008 Il Sole d'Italia S.A. de C.V. , società editrice costituita in Messico con sede a Playa del Carmen.
Intervista esclusiva a Renzo Arbore.

Il Messico nel cuore

«Le canzoni di questo Paese sono belle come quelle napoletane». Lo showman,
protagonista a Guadalajara con l’Orchestra Italiana, si racconta a
Il Sole d’Italia.

di Vito Taormina

da Città del Messico

Musicista e musicologo, presentatore e
cabarettista, attore e regista. Per descrivere
Renzo Arbore si rischia davvero di sprecare i
sostantivi. Perché anche pescando dall’inglese
(lui è anche «disk jockey», «showman» e
«talent scout») resta comunque la sensazione
di non riuscire a fornire una definizione precisa
di questo personaggio così ricco e poliedrico.
Forse Renzo Arbore è più di tutto un artista.
Un grande artista che ha il merito di avere
esportato tanta musica italiana e di avere
importato in Italia, attraverso concerti, festival
e programmi televisivi, i più famosi talenti della
musica internazionale. Un uomo che, nel corso
della sua lunga carriera, si è emozionato
davanti alla musica struggente di Roberto
Murolo, alla voce rauca di Ray Charles o alla
tromba surreale di Miles Davis. E che oggi
continua a provare sensazioni forti con il suo
clarinetto. Soprattutto quando si esibisce
davanti a una platea di italiani all’estero. E
infatti il suo concerto con l’Orchestra Italiana
del 28 novembre in Messico, nel contesto della
Fiera internazionale del libro di Guadalajara, è
stato un successo straordinario.

«Sì, è vero, mi sento particolarmente vicino
agli italiani all’estero» spiega Renzo Arbore in
questa intervista esclusiva a
Il Sole d’Italia
«e provo grande ammirazione e simpatia per
coloro che vivono e lavorano fuori dai confini
nazionali. Anche per questo, nel 1996, fui
nominato direttore artistico e testimonial di
Rai International. A distanza di anni, questa
missione di stare vicino alle comunità italiane
all’estero mi appartiene ancora. Un compito
che non svolgo più sotto l’egida della Rai, ma
con l’Orchestra italiana, con cui riscuotiamo
sempre successo: dal Canada agli Stati Uniti,
dalla Russia alla Cina fino ai paesi
dell’America Latina. Insomma: in tutto il
mondo c’è una grande simpatia reciproca fra
gli italiani all’estero e l’Orchestra italiana».

Qual è il concerto all’estero di cui ha ricordi più vividi?
Il concerto più emozionante fu il primo dell’Orchestra italiana a New York: al Radio City Music
Hall. Però l’esibizione più curiosa è stata quella del 1996 a Mosca. Fu il primo concerto in
assoluto, dopo la fine del regime, organizzato sulla piazza Rossa e quindi fu pieno di
contraddizioni e contrattempi.

Conosce bene il Messico?
Sono stato in Messico molte volte, come turista, a Città del Messico, Playa del Carmen, Playa
Maroma, Cancun e Tulum. E ho anche visitato i grandi siti archeologici. Il Messico è
affascinante e lo sento quindi molto vicino. Inoltre c’è una grande simpatia da parte della gente
del Messico per il nostro Paese. Vedo grande ammirazione per noi italiani perché abbiamo una
cultura in comune: siamo latini e la nostra musica è molto simile.

Ecco, appunto, la musica messicana. Cosa le trasmette?
E’ una musica melodica: gioiosa e malinconica allo stesso tempo. Gioiosa quando canta la
gioia di vivere, perché i paesi del sole hanno questa caratteristica. Malinconica, molto
malinconica, e quindi molto melodica, quando invece canta i problemi della gente: come la
povertà, l’abbandono, l’addio.

C’è quindi un legame fra la sofferenza di un artista e la bellezza che poi produce?
E come no. Le più belle canzoni messicane e napoletane hanno moltissimo in comune perché
molto romantiche e malinconiche. Anzi: io dico sempre che le canzoni melodiche più belle del
mondo sono le napoletane e messicane. Non dimentichiamo che in Messico sono state
composte
Solamente una vez e Bésame mucho. Quindi ripeto: fra tutte le canzoni cosiddette
spagnole, le più belle sono quelle messicane. Perché cantano gli stessi temi profondi delle
canzoni napoletane, come l’amore e la morte, con un grande filo di malinconia.

Ormai la musica si scarica da internet: cosa comporta questa rivoluzione? In parole
povere: come campano gli artisti?
In questo momento c’è un grande disordine perché la tecnologia è andata più avanti della
discografia e quindi bisognerà rivedere tutti i sistemi di vendita della musica. Però io credo che
non si possono rifiutare i progressi tecnologici, anche perché alla fine prevalgono sempre.
Bisognerà quindi adattarsi: prima o poi si troverà il sistema perché la musica possa essere
compensata come merita. Tutto ciò porterà comunque un progresso: credo molto
nell’evoluzione.

A proposito di evoluzione: i giovanissimi preferiscono il computer alla tv. Secondo
lei, è possibile che un giorno il televisore possa diventare un oggetto da museo,
come ad esempio è accaduto alla macchina per scrivere?
Credo di no. Anche la radio sembrava essere destinata a diventare un oggetto da museo, poi
invece ha trovato una sua fisionomia. Il computer richiede più applicazione, più attenzione. Ad
esempio, bisogna stare seduti davanti al computer. La tv invece può inviare messaggi senza
un impegno preciso da parte delle persone e quindi, con il passare del tempo, assumerà un
suo valore proprio. Con la sua agilità, la tv ci informerà e ci consolerà.

Nelle sue trasmissioni musicali televisive, come Doc, lei ha ospitato leggende del
jazz come Dizzy Gillespie, Miles Davis e Sonny Rollins. Ascoltandoli dal vivo, quali di
questi grandi musicisti le ha provocato le sensazioni più forti?
Mi inorgoglisce il fatto che Miles Davis fu ospite di Doc perché da vent’anni non metteva piede
in uno studio televisivo. Per me fu una grande conquista. Un incontro speciale, davvero molto
importante. Tra l’altro, quella a Doc fu una delle ultime esibizioni di questo grande musicista.
Poi mi ha sempre emozionato Ray Charles anche quando, prima della morte, non veniva
valorizzato per quello che veramente valeva: intendo soprattutto come cantante. Direi
comunque che a me piace tutta la musica. Come non emozionarsi quando si ascolta Roberto
Murolo? E apprezzo moltissimo anche la musica capoverdiana e una certa musica brasiliana.

Quale?
Sono presidente di Umbria Jazz e i primi di gennaio a Orvieto, festeggeremo i cinquant’anni
della Bossa Nova. Ci sarà, eccezionalmente, Joao Gilberto per tre concerti. Cosa
assolutamente inedita perché lui, di solito, non va da nessuna parte.
Da Il Sole d'Italia numero 78   1 - 15  dicembre 2008
ristorante italiano
in Messico.
Pizza in forno a legna,
chef italiano
Av. Constituyentes
entre 10 y 15
Playa del Carmen
www.espressoplaya.net
Albergo in stile
messicano a Tulum
interpretato
con sensibilità
Italiana.
Renzo Arbore con l’Orchestra Italiana. Il gruppo
composto da 15 musicisti, oltre Arbore, fu fondato
per rilanciare la canzone napoletana classica in Italia
e nel mondo. Il debutto internazionale della band
avvenne al Montreaux Jazz Festival, presentato
dal «padrino» Quincy Jones.